Filosofia → Filosofia politica & Economia → Autore (XIX secolo)
Posta in gioco globale Karl Marx opera un doppio rovesciamento: capovolge l’idealismo di Hegel (non sono le idee a fare la storia, ma i rapporti materiali di produzione) e trasforma la filosofia in un’arma di trasformazione del mondo. Citazione celebre (11ª Tesi su Feuerbach, 1845): « Die Philosophen haben die Welt nur verschieden interpretiert; es kömmt darauf an, sie zu verändern. » (« I filosofi hanno soltanto interpretato in modi diversi il mondo; si tratta però di trasformarlo. ») La posta in gioco è pensare la storia come lotta, l’economia come infrastruttura (die Basis, f. / der Unterbau, m.) del sociale, e l’emancipazione come compito pratico (die Praxis, f.) — un progetto al tempo stesso scientifico e rivoluzionario la cui portata attraversa tutto il XX secolo.
Storia intellettuale (fonti e rotture)
L’eredità hegeliana capovolta Marx parte da Hegel (la dialettica, la storia come processo) ma capovolge l’idealismo: la dialettica “cammina sulla testa”, bisogna “rimetterla sui piedi” (Il Capitale, postfazione 1873). Contestato da Feuerbach, da cui Marx pure si distanzia (L’ideologia tedesca, 1845-46): Feuerbach riduce la religione all’essenza umana ma dimentica che questa essenza è storica e sociale, non un’astrazione.
Il materialismo storico (der historische Materialismus, m.) La storia è mossa dalle contraddizioni tra forze produttive (die Produktivkräfte) e rapporti di produzione (die Produktionsverhältnisse). Formula chiave: « Das Sein bestimmt das Bewusstsein » (« L’essere [sociale] determina la coscienza » — non è la coscienza a determinare l’esistenza, ma il contrario). La sovrastruttura (der Überbau, m.) poggia sulla base economica (die Basis, f.). Contestato da Max Weber (L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, 1905): anche le idee religiose (l’ascesi protestante) hanno causato delle trasformazioni economiche — l’infrastruttura non spiega tutto.
Tesi principali
1. La storia è la storia della lotta di classe (Manifesto, 1848) Ogni società poggia sull’antagonismo tra chi possiede i mezzi di produzione e chi possiede solo la propria forza-lavoro. Citazione (incipit del Manifest der Kommunistischen Partei): « Die Geschichte aller bisherigen Gesellschaft ist die Geschichte von Klassenkämpfen. » (« La storia di tutte le società fino a oggi esistite è storia di lotte di classe » — die Klasse, f.; der Klassenkampf, m., la lotta di classe). La borghesia (die Bourgeoisie / das Bürgertum, n.) contro il proletariato (das Proletariat, n.).
- Esempio: la borghesia industriale del XIX secolo contro il proletariato operaio; le condizioni degli operai inglesi documentate da Engels (La situazione della classe operaia in Inghilterra, 1845) e i rapporti di fabbrica britannici che Marx sfrutta ne Il Capitale.
- Contraddittore: per Tocqueville (La democrazia in America, 1835-40), il motore della storia moderna non è la lotta di classe ma l’uguaglianza delle condizioni; la mobilità sociale smentisce la fissità delle classi.
2. Il capitalismo si fonda sull’estrazione del plusvalore (Il Capitale, 1867) Il profitto non deriva dallo scambio ma dal lavoro non pagato: l’operaio produce più valore di quanto ne riceva in salario. Il plusvalore (der Mehrwert, m. — letteralmente il “valore in più”), tratto dalla forza-lavoro (die Arbeitskraft, f.); il capitale (das Kapital, n.); la merce (die Ware, f.) e il suo “feticismo” (der Warenfetischismus, m.).
- Esempio: in una giornata di 10 ore in cui l’operaio “ripaga” il proprio salario in 6 ore, lavora 4 ore gratuitamente per il capitalista — è il plusvalore.
- Contraddittore: l’economia marginalista (Menger, Walras, Jevons, anni 1870) abbandona la teoria del valore-lavoro a favore dell’utilità marginale — il valore di un bene dipende dall’utilità soggettiva dell’ultimo consumatore, non dal lavoro incorporato.
3. L’alienazione: il lavoratore spossessato di sé stesso (Manoscritti del 1844) Sotto il capitalismo, il lavoratore è estraneo al prodotto del proprio lavoro, alla propria attività, alla propria natura e agli altri. Concetto centrale: l’alienazione (die Entfremdung, f. — il fatto di diventare estraneo, fremd, a sé stessi); l’uomo è privato del proprio “essere generico”, della propria essenza di specie (das Gattungswesen, n., l’essere-di-specie — l’umano come essere naturalmente creativo e sociale).
- Esempio: l’operaio alla catena di montaggio (teorizzato poi dal taylorismo a partire dal 1911) che ripete un gesto senza rapporto con il prodotto finito né con un senso.
- Contraddittore: Hannah Arendt (Vita activa, 1958) sposta l’analisi — il problema moderno non è tanto l’alienazione del lavoro quanto la riduzione di ogni attività umana al solo lavoro (animal laborans), a scapito dell’opera e dell’azione.
Posterità e controversie Il marxismo ha ispirato rivoluzioni (1917, 1949) e una critica sociale duratura. Contestato da Popper (La società aperta e i suoi nemici, 1945) che annovera il marxismo tra gli “storicismi” non falsificabili, dunque non scientifici (Popper); e dal bilancio dei regimi comunisti che gli stessi marxisti critici (Scuola di Francoforte) distinguono dal pensiero di Marx.
Sfumatura critica Bisogna distinguere Marx (l’opera, complessa e incompiuta — Il Capitale resta in parte postumo) dal “marxismo” (dottrine e regimi successivi). Il “giovane Marx” (umanista, alienazione) e il “Marx maturo” (scientifico, strutture economiche) sono talvolta contrapposti — lettura di Althusser (Per Marx, 1965) che postula una “rottura epistemologica” tra i due.
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