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Il Pensiero Critico

Da David Hitchcock, « Critical Thinking », Stanford Encyclopedia of Philosophy (2018, rev. 2022). Concetto al crocevia tra filosofia, epistemologia e pedagogia. (Tre complementi — la definizione di Ennis 1985, il rapporto Delphi di Facione 1990, la filosofia per bambini di Lipman — provengono da fonti esterne a questo articolo.)


Definizione

Il nucleo comune, al di là della diversità delle definizioni, è un pensiero accurato orientato a uno scopo (careful goal-directed thinking). Tre tratti (Bailin et al., 1999): (1) mira a decidere cosa credere o cosa fare; (2) chi pensa cerca di soddisfare degli standard di accuratezza e adeguatezza; (3) il pensiero raggiunge effettivamente questi standard.

Definizione matriciale — John Dewey (che parla di pensiero riflessivo):

« Considerazione attiva, persistente e accurata di ogni credenza o forma presunta di conoscenza, alla luce delle ragioni che la sostengono e delle conclusioni ulteriori a cui tende. » (How We Think, 1910)

Dewey vi vede un atteggiamento scientifico della mente. All’opposto: l’accettazione immediata di un’idea è « il pensiero non-critico, il minimo di riflessione ».

La definizione più citata — Robert Ennis: il pensiero critico è un

« pensiero ragionevole e riflessivo, orientato alla decisione di cosa credere o fare » (reasonable reflective thinking focused on deciding what to believe or do).

Formulata in « A Logical Basis for Measuring Critical Thinking Skills » (Educational Leadership, 1985), è diventata la definizione di riferimento in ambito educativo. Ha il merito di coprire in un colpo solo il teorico (credere) e il pratico (fare).

Varianti dello standard secondo gli autori: pensiero « intellettualmente disciplinato » (Scriven & Paul), « ragionevole » (Ennis), « abile » (Lipman), « accurato » (Bailin & Battersby).


L’esempio paradigmatico (Dewey)

Uno studente lava dei bicchieri con acqua calda saponata e li capovolge su un piatto: appaiono delle bolle all’esterno del bordo, poi rientrano all’interno. Perché?

  1. Osservazione di un fatto sorprendente → perplessità;
  2. Domanda chiara formulata;
  3. Ipotesi: l’aria calda intrappolata sotto il bicchiere si dilata, da cui le bolle;
  4. Esperimento concepito: posare un cubetto di ghiaccio sul bicchiere mentre le bolle si formano;
  5. Test: le bolle si invertono → l’ipotesi è confermata.

Questo micro-caso contiene tutta la struttura: osservare, stupirsi, immaginare una spiegazione, sperimentare, giudicare. Mostra anche che il pensiero critico richiede un sapere (qui la legge dei gas: il volume varia con la temperatura).


Componenti: abilità vs disposizioni

Un atto di pensiero critico presuppone insieme la capacità (saper fare) e la volontà (atteggiamento).

Le abilità (abilities / competenze cognitive)

Famiglie principali (Glaser, Ennis, Facione, Halpern) — l’unione delle liste darebbe « più di 50 obiettivi educativi »:

  • osservare e giudicare la credibilità di resoconti di osservazione;
  • interrogare (trasformare la perplessità in una domanda chiara, senza presupposti nascosti);
  • immaginare spiegazioni / opzioni possibili;
  • inferire e valutare il grado di certezza delle conclusioni;
  • sperimentare (concepire un test, ragionare statisticamente);
  • giudicare la credibilità delle fonti (consultare);
  • analizzare e valutare argomentazioni;
  • identificare i presupposti, costruire e valutare definizioni.

Le disposizioni (atteggiamenti / « virtù intellettuali »)

Ciò che fa sì che una persona capace pensi effettivamente in modo critico (Facione, 1990):

  • apertura mentale (riesaminare questioni già risolte);
  • onestà intellettuale e ricerca della verità (voler essere ben informati, considerare seriamente gli altri punti di vista);
  • abitudine a indagare (Hamby la considera la virtù critica centrale);
  • coraggio intellettuale, fiducia nella propria capacità di indagare;
  • volontà di sospendere il giudizio il tempo necessario per esplorare le alternative;
  • fiducia nella ragione;
  • perseveranza e capacità di autocorrezione.

Ennis aggiunge una disposizione « correlativa » al rispetto della dignità di ogni persona: senza di essa, un programma di pensiero critico « sarebbe carente e forse pericoloso ».


Due tappe: il consenso Delphi e la filosofia per bambini

Il rapporto Delphi (Facione, 1990)

Per stabilizzare una definizione condivisa, l’American Philosophical Association commissiona a Peter Facione uno studio con metodo Delphi: si sottopone la domanda a un panel di 46 esperti (filosofi, pedagogisti, psicologi) in più turni anonimi, fino a delineare un consenso. Risultato (Critical Thinking: A Statement of Expert Consensus, 1990): il pensiero critico = un giudizio auto-regolato e deliberato basato su sei abilità cognitive — interpretazione, analisi, valutazione, inferenza, spiegazione, autoregolazione — accompagnate da una dimensione disposizionale (il « pensatore critico ideale »: curioso, ben informato, aperto, onesto, prudente nel giudizio). È la base del California Critical Thinking Skills Test e della California Critical Thinking Disposition Inventory.

La filosofia per bambini (Lipman)

Matthew Lipman fa del pensiero critico un obiettivo fin dall’infanzia. Convinto che i bambini possano pensare in modo astratto molto presto, scrive dei romanzi filosofici per loro (a partire da La scoperta di Harry Stottlemeier, 1974) e fonda nel 1974 l’IAPC (Institute for the Advancement of Philosophy for Children) a Montclair, con Ann Margaret Sharp. Il suo concetto chiave, ereditato da Peirce e da Dewey: la « comunità di ricerca » (community of inquiry) — un gruppo di alunni che, dialogando, ragionano insieme in modo critico, creativo e premuroso. Studi controllati hanno mostrato un effetto positivo sul ragionamento, la lettura e le relazioni interpersonali. È il versante pedagogico dell’ideale di pensiero critico.


Il ruolo del sapere di sfondo

Il pensiero critico non è un elisir magico applicabile a qualsiasi argomento da parte di chi ne ignora i fatti. Richiede tre saperi: i concetti critici (osservazione/inferenza, necessario/sufficiente, deduzione/induzione, ipotesi, significatività statistica…), i principi del buon ragionamento, e un sapere sostanziale del dominio in questione. Da qui la disposizione a « restare generalmente ben informati ».


La grande controversia: competenza generale o dipendente dal dominio?

  • John McPeck, Critical Thinking and Education (1981): tesi forte del dominio-specifico. « Pensare significa sempre pensare a proposito di qualcosa »; non esistono abilità di pensiero generali e trasferibili. Insegnare « il pensiero » come materia separata sarebbe futile — bisogna insegnare le discipline in modo da farne emergere la struttura cognitiva.
  • Critiche (Paul, Siegel, 1985): controesempi evidenti (scrivere, parlare sono abilità generali, pur essendo « a proposito di qualcosa »). Riconoscere la confusione tra condizione necessaria e sufficiente è generale.
  • Tre sensi della specificità: concettuale (confutabile), epistemologica (vera in parte: autenticare un Picasso ≠ risolvere un’equazione), empirica (di fatto, si può essere critici in un campo e non in un altro) → da cui il problema del trasferimento: le prove di un trasferimento efficace verso la vita quotidiana restano scarse.
  • Terreno d’accordo: pensare criticamente su un argomento richiede un sapere di sfondo su quell’argomento.

Critiche all’ideale stesso

L’ideale di pensiero critico è stato contestato come culturalmente e ideologicamente situato — favorendo indebitamente alcuni modi di conoscere (quelli di un gruppo dominante):

  • privilegiare la distanza sulla vicinanza, l’indifferenza sulla cura dell’altro, il pensiero sull’azione;
  • privilegiare il dubbio sulla credenza, la ragione sull’emozione, l’immaginazione e l’intuizione; il pensiero solitario sulla collaborazione.

Critica femminista — Barbara Thayer-Bacon (1992 e seguenti): la teoria classica del pensiero critico sarebbe sessista nel separare l’io dall’oggetto. Le contrappone un constructive thinking: attività sociale, incarnata e situata, che valorizza la ragione ma anche l’intuizione, l’immaginazione e l’emozione (immagine del « quilting bee » collettivo contro il pensatore solitario del Pensatore di Rodin). Sfumatura importante: questa critica non dice che le donne ragionerebbero peggio — i test (Facione 1990; Kuhn 1991) non trovano alcuna differenza di competenza o di disposizione tra i sessi.

Pedagogie critiche: Paulo Freire (La pedagogia degli oppressi, 1968) e bell hooks (Teaching to Transgress, 1994) legano il pensiero critico a un dialogo dialettico che abolisce la dominazione in classe e sfocia nell’azione. → Le critiche non vogliono sopprimere l’ideale, ma riconcettualizzarlo.


Pensiero critico e bias cognitivi

  • Bias di conferma (Nickerson, 1998): tendenza a privilegiare le prove che confermano la propria ipotesi e a trascurare quelle che la contraddicono. Rimedio: rinviare ogni ipotesi finché le prove non escludano tutte le spiegazioni tranne una (metodo dell’investigatore).
  • Malleabilità della memoria (Loftus): un ricordo vivido e dettagliato può essere una pura invenzione.
  • Sfumatura controintuitiva (Kenyon & Beaulac, 2014): rendersi consapevoli dei propri bias non basta a correggerli; meglio bloccarne l’operatività tramite dispositivi — arbitraggio alla cieca, prove randomizzate in doppio cieco, correzione anonima dei compiti, registrazione immediata delle osservazioni.
  • Cfr. Kahneman, Sistema 1 / Sistema 2 (Thinking, Fast and Slow, 2011); la razionalità limitata di Simon (satisficing).

Applicazione (insegnamento / concorso per l’insegnamento)

Il pensiero critico è un obiettivo educativo di primo piano (da Dewey al sistema californiano che impone un corso dedicato). Per il corso di filosofia: articola la logica informale (analisi di argomentazioni, individuazione dei sofismi — le inferenze reali non sono formalmente valide ma si basano su « regole sostanziali », Toulmin 1958) e un’etica dell’indagine (le disposizioni). Il dibattito generale/dominio-specifico illumina una questione pratica: si può « imparare a pensare » al di fuori di ogni contenuto? La risposta della SEP propende per il no — il pensiero critico si coltiva all’interno delle discipline.


Concetti / schede collegate

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